Come creiamo prodotti d’eccellenza

16

OTTOBRE, 2019

Product thinking, ideas, creation, realisation

Il cuore pulsante di CoRehab è la progettazione e realizzazione di prodotti che migliorino la qualità della riabilitazione sia per i professionisti che per i pazienti. Sin da quando siamo partiti ci siamo imposti un metodo di lavoro che prevede il confronto continuo con i professionisti del settore e la raccolta feedback dei pazienti.

Per nessun motivo al mondo vogliamo immettere sul mercato prodotti, o anche solo aggiornamenti software, che non siano stati testati a fondo sul campo e che abbiano poi subito correzioni in corso d’opera sulla base delle richieste del cliente o di quello che noi stessi abbiamo osservato.

Nel raccontare come lavoriamo in questo processo, dobbiamo necessariamente fare distinzione tra quello che avviene nella fase di creazione di un nuovo prodotto, e quindi prima che venga immesso sul mercato, e la modifica o aggiornamento di un prodotto già in dotazione presso i clienti.  Andiamo con ordine.

Creare un nuovo prodotto da zero è un’avventura davvero avvincente. Il processo parte dall’idea, ovvero dal capire che uno o più clienti hanno bisogno di una soluzione ad un problema che la nostra tecnologia può aiutare a risolvere. Molto spesso il cliente non sa che può esistere una soluzione a un problema che riscontra tutti i giorni. 

A tal proposito, è celebre la citazione di Steve Jobs: “Il nostro lavoro consiste nell’immaginare ciò che il cliente vorrà, prima ancora che lo faccia lui stesso”. Se non sbaglio, una volta Henry Ford ha detto: “Se avessi chiesto ai clienti che cosa volevano, mi avrebbero risposto: ‘Un cavallo più veloce!’”. La gente non sa ciò che vuole, finché non glielo fai capire tu. Ecco perché non mi sono mai affidato alle ricerche di mercato. Il nostro compito è leggere le cose prima che vadano in pagina.” 

Questa frase rende chiaro che per risolvere un problema per le persone non si deve chiedere direttamente a loro cosa desiderino, quanto più osservarli in azione e fare ricerca.

“Il nostro lavoro consiste nell’immaginare ciò che il cliente vorrà, prima ancora che lo faccia lui stesso.

Anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo osservato come i nostri clienti si siano abituati a documentare una valutazione di un paziente per via cartacea o a eseguire un trattamento in modo inefficiente, senza sapere che la tecnologia può migliorare la qualità del suo lavoro in termini di qualità, efficienza e velocità. Chiaramente ci sono resistenze da vincere e barriere da superare, ma questo fa parte del gioco di chi fa e promuove l’innovazione per migliorare lo status quo. 

Stando a contatto con fisioterapisti, riabilitatori, medici e professionisti del movimento in genere abbiamo visto spesso che la nostra tecnologia avrebbe potuto rendere il loro lavoro di tutti i giorni con i pazienti migliore e più efficiente, liberando tempo e risorse per compiti più adatti.

Ad esempio, dopo avere introdotto Riablo, già una grande innovazione di per sé,  abbiamo osservato che nelle cliniche ortopediche sarebbe bastato anche uno strumento più semplice che permettesse di far fare gli esercizi anche a letto in modo veloce, autonomo e fornendo una documentazione che l’esercizio è stato fatto davvero. Per questo motivo è nato Kari. A nessuno dei nostri clienti era venuto in mente, ma quando lo abbiamo concepito e raccontato è sembrato a tutti ovvio che la nostra ricerca e sviluppo andasse in quella direzione.

Una volta condivisa l’idea con il potenziale utilizzatore, si tratta di mettersi a realizzarla. 

E’ qui che si inserisce lo studio dell’esperienza che si vuole offrire ai propri clienti. Il product thinking alla base di questo processo permette di delineare un set di funzionalità di un prodotto semplice, bello e facile da usare, che semplifica la vita dell’utente. Pensare al prodotto significa pensare ai problemi specifici dell’utente, ai lavori da svolgere, agli obiettivi e ai ricavi che esso può generare.

L’esperienza principale dell’utente non è basata sull’insieme delle funzionalità di un prodotto, ma è come quel prodotto svolge la funzione principale per cui l’utente ha scelto il prodotto.

Per fare un esempio, l’esperienza degli utenti che scelgono Uber è “prendere un taxi facilmente in qualsiasi momento”. Il conto alla rovescia che mostra quando arriverà esattamente il taxi, è una funzione che espande questa esperienza, ma il prodotto di Uber funzionerà indipendentemente da questa funzione. D’altra parte il conto alla rovescia non può esistere senza prodotto: ecco perché in questa fase di design thinking si punta a pensare prima al prodotto, creando quello che viene chiamato Minimum Viable Product (o MVP).

Una volta condivisa l’idea con il potenziale utilizzatore, si tratta di mettersi a realizzarla.

Nel nostro caso applicativo, un MVP viene creato per essere utilizzato in reparto da fisioterapisti e pazienti. A quel punto gli utilizzatori possono esprimere i loro dubbi, le loro perplessità o semplicemente palesare le proprie difficoltà con un comportamento durante l’utilizzo che ci fa rendere conto dei miglioramenti necessari. 

Sempre prendendo Kari come esempio, una volta che abbiamo portato il primo MVP in alcune cliniche ortopediche, ci siamo accorti che non c’era un posto in cui appoggiare il tablet nella palestra riabilitativa o accanto al letto. Per questo si è reso necessario fornire assieme al tablet una struttura portante per permettere agli operatori di lavorare col paziente. Niente a che fare con il software o i sensori o le fasce, ma semplicemente uno strumento che aiuti l’utilizzo del prodotto nel caso d’uso reale. 

Al tempo stesso, abbiamo realizzato che la creazione di una sequenza di esercizi per la riabilitazione della protesi di anca o della protesi di ginocchio l’ordinamento automatico degli esercizi che la nostra web application in cloud fornisce, doveva essere fatta in modo da favorire il minor numero possibile di cambi di posizione per il paziente, partendo da supino fino ad arrivare alla posizione eretta. D’altronde, l’ergonomia di utilizzo di un prodotto medicale è fondamentale perché questo possa davvero risolvere problemi di inefficienza ai fisioterapisti e rappresentare una vera evoluzione nel modo di lavorare.

Tutte queste funzionalità dimostrano come pensare ai prodotti aiuti a sviluppare funzionalità di successo. Definendo chiaramente i problemi che il prodotto affronta si riesce a rispondere alla domanda “perché stiamo creando questo prodotto?”, a delineare un target (“chi ha questi problemi?”) e infine a chiarire una soluzione (“come lo stiamo facendo?”). Rispondendo chiaramente a queste domande si riescono a creare successivamente nuove funzionalità che migliorano l’esperienza di utilizzo del cliente finale e dell’utilizzatore.

Il prodotto non sarà quindi solo usabile e pensato per risolvere problemi concreti seguendo il processo di design descritto, ma anche conforme alla normativa vigente

Quando il prodotto ha superato la fase di product thinking, si sono affrontate tutte le domande di cui sopra e si hanno delle risposte chiare, si passa alla finalizzazione del prodotto, inserendo tutte le funzionalità che sono necessarie e quelle che arricchiscono l’esperienza del cliente, senza creare delle barriere.

A questo punto con un prodotto tra le mani tutto il processo va documentato e formalizzato. Dalla creazione iniziale alla scrittura del codice, fino alla scelta di un dispositivo fisico piuttosto che un altro si dovrà rispettare la direttiva dei dispositivi medicali in base alla classe affidata dall’ente notificatore, ovvero l’organizzazione che controlla e certifica le aziende secondo i decreti legge in materia di sicurezza e affidabilità dei prodotti.

Quando tutta la documentazione fornita è accettata, avviene un controllo in sede del produttore in cui vengono verificate che tutte le procedure per la sicurezza del prodotto siano messe in atto e infine viene registrato il prodotto nella banca dati del ministero della salute tra i dispositivi della categoria assegnata.

Tutto questo permette a noi prima e a tutti i nostri clienti poi di essere sicuri che ogni singolo prodotto che creiamo rispetti le norme vigenti per i dispositivi elettromedicali. Il prodotto non sarà quindi solo usabile e pensato per risolvere problemi concreti seguendo il processo di design descritto, ma anche conforme alla normativa vigente, e quindi sicuro per clienti e pazienti.  Dal lavoro creativo alla burocrazia, questa è in breve la sfida che ogni giorno affrontiamo con passione per creare prodotti utili ed efficaci.

Una nuova fase per CoRehab

Una nuova fase per CoRehab

Inizia una nuova fase per CoRehab, con i fondatori David Tacconi e Roberto Tomasi che acquistano le quote dal socio di maggioranza per rilanciare l’azienda

leggi tutto

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close